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BRIGHT RECENSIONE
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Titolo: Bright
Nazione: USA
Anno: 2017
Regia: D.Ayer
Con: W.Smith, N.Rapace

INTRODUZIONE
Com’è noto, nel cinema di oggi, i generi “puri” non esistono quasi più, nel senso che ognuno tende a mescolarsi con gli altri, dando vita, a volte, ad “ibridi” molto particolari.

In questo caso ci troviamo, infatti, in presenza di un poliziesco conforti componenti fantasy, ma vediamo meglio.

STORIA
Bright è un film ambientato in una Los Angeles molto particolare, in cui le “creature magiche sono quasi perfettamente integrate nella società o in cui, comunque, i criminali esistenti appartengono a varie “razze” magiche: fate, gnomi, orchi ed elfi.

Anche nel dipartimento di polizia esistono tali distinzioni che, in questo caso, non mancheranno di creare problemi ai nostri protagonisti, a causa della non meglio identificata legge dei clan degli orchi.

A complicare ulteriormente la situazione, poi, interverrà anche la scoperta, da parte dei due poliziotti, di una bacchetta dagli enormi poteri, in grado di riportare in vita un’antica creatura, nota come “il Signore Oscuro”.

OPINIONI
Bright è un film che mi incuriosiva abbastanza, ma che, tutto sommato, mi ha lasciato abbastanza “tiepido”.

Le pellicole brutte sono ben altre, intendiamoci, semplicemente questo è “il solito vecchio fantasy”, con relativo prescelto in grado di sconfiggere le forze del male perché designato dalla classica profezia. La nota maggiormente positiva è l’ambientazione estremamente particolare, sporca e degradata, lontana dai soliti cliché del genere.

TECNICAMENTE
Il film è molto particolare anche dal punto di vista tecnico, con una fotografica cupa e spenta che valorizza le ambientazioni accennate sopra.

Gli effetti visivi, forse, non sono dei più spettacolari, ma comunque risultano ben realizzati.

CONCLUSIONI
Un prodotto interessante, che rilegge in chiave più “cupa” un genere considerato, solitamente, per lo più, per bambini.

Un buon discorso anche sul razzismo e sulla paura del diverso.


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