KUNG FURY RECENSIONE

Posted on 02 Feb 2018 in Cultura, Tecnologia

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Titolo: Kung Fury
Nazione: Svezia
Anno: 2014
Regia: D.Sandberg
Con: D.Sandberg

INTRODUZIONE
L’estetica anni Ottanta sta vivendo una seconda giovinezza in questo periodo, grazie a produzioni come Stranger Things o la nuova versione di IT.

A quanto pare, però, il recupero di questo tipo di estetica è iniziato anni fa, vediamo come.

STORIA
Kung Fury è un cortometraggio ambientato a Los Angeles che racconta la storia di un poliziotto che, dopo il brutale omicidio del partner, ad opera di alcuni criminali, si risveglia con alcune particolari abilità.

L’uomo dovrà usare questi suoi particolari “doni” per sconfiggere nientemeno che Adolf Hitler, deciso a conquistare il mondo con il suo esercito.

OPINIONI
Kung Fury è un cortometraggio che, nonostante la sua durata, presenta una trama talmente folle da risultare difficile persino da riassumere!

Quello che è certo è che si tratta, senza dubbio di qualcosa in grado di solleticare la curiosità, soprattutto del pubblico “nerd”, grazie ad alcuni riferimenti di cultura pop che si rifanno a contesti che conosciamo molto bene.

Tutto ciò è visibile, sebbene in misura diversa, sia nella storia che nell’impianto tecnico in generale.

TECNICAMENTE
Questo cortometraggio utilizza trovate tecniche molto particolari: il riferimento principale, com’è ovvio già dal titolo, è ai film di kung-fu anni Settanta e Ottanta, ma con una forte impronta “videoludica”. Il contesto di partenza della storia, infatti, è quello di una città attaccata da un vecchio cabinato arcade, le “macchine da gioco” che si potevano trovare, anni fa, in alcuni bar o oratori.

Non sono stato tanto convinto, però, dalla scelta del regista di puntare su Hitler come “villain” della storia, dato che, essendo un prodotto pubblico, qualcuno potrebbe sentirsi offeso.

Tutti conosciamo le atrocità commesse da quell’uomo e secondo me, quest’operazione può risultare leggermente irrispettosa nei confronti delle “vittime” di quelle ingiustizie e dei loro discendenti.

CONCLUSIONI
A conti fatti un buon prodotto, realizzato sicuramente con un budget modesto e che rappresenta un ottimo omaggio ad un certo tipo di estetica.

Disponibile gratuitamente su YouTube, sia in lingua originale sottotitolato che con doppiaggio amatoriale in italiano.

 


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GLI ESPORTS ALLE OLIMPIADI?

Posted on 15 Dic 2017 in Attualità, Cultura, Tecnologia, Videogiochi

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Con la crescente diffusione della tecnologia cambia anche la considerazione e la concezione di alcune attività e passatempi considerati, fino a pochi anni fa, marginali o “di nicchia”.

In Paesi come l’America o il Giappone, dove gli aspetti tecnologici sono più “sentiti” ed inseriti da tempo nella cultura popolare, con un ruolo sempre più ampio nella società, può capitare di venire a conoscenza di fenomeni particolari, come la vincita milionaria di un montepremi da parte di un ragazzo in una competizione di videogiochi.

Sembra assurdo, invece è realtà, alcuni considerano i videogiochi un vero e proprio sport, con relativi vantaggi e svantaggi: i primi, probabilmente, sono da ricercarsi nella relativa facilità di allenamento, anche se questo, come negli sport tradizionali, richiede molti sacrifici e molte ore di pratica e di allenamento al giorno, oltre a ciò, ovviamente, l’esercizio di questa disciplina comporta un maggior “assorbimento” e decisamente meno tempo per la vita sociale.

Questa lunga introduzione serve semplicemente a far capire quanto certe idee possano contribuire, a volte, a far sentire i “nerd” e gli appassionati di tecnologia e videogiochi meno “soli”.

È recente, infatti, la notizia che il Comitato Olimpico sta valutando l’idea di inserire i cosiddetti esports nell’ambito delle discipline olimpiche, tra le “gare” in programma alle Olimpiadi del 2024.

Da quanto ho capito, a dire la verità, gli esports non entreranno nelle specialità della manifestazione ma, piuttosto, come competizioni “parallele”.

Questa notizia potrebbe illudere tanti appassionati di videogiochi di poter partecipare a queste manifestazioni.

Quello che è certo, però, è che questo tipo di innovazioni, generalmente, sono già state mostrate in alcune produzioni televisive o cinematografiche americane, dove venivano mostrati scontri tra il protagonista di turno e veri “professionisti” e ora, per pochi fortunati, questa possibilità potrebbe diventare concreta.

Non resta che attendere la conferma ufficiale e definitiva.

 


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FACCE DI NERD RECENSIONE

Posted on 10 Nov 2017 in Cinema, Cultura, Tecnologia, Televisione

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Titolo: Facce di Nerd
Nazione: Italia
Anno: 2017
Condotto da: M.Pozzoli

INTRODUZIONE
La “cultura nerd” sta acquisendo sempre maggiore spazio, a partire da programmi televisivi come The Big Bang Theory, che ridefiniscono questa “categoria sociale” dandole maggiore dignità e contribuendo a farla uscire dai classici stereotipi, fino ad arrivare a piccoli esperimenti che utilizzano le nuove tecnologie e nello specifico uno strumento tanto potente quanto complesso come Google Hangout. Vediamo di esaminare più nel dettaglio questo nuovo format.

STRUTTURA
Facce di Nerd è una nuova rubrica live su YouTube che si occupa, come specificato dal nome, di argomenti vari, attinenti alla cosiddetta “cultura nerd”, ovvero tutto ciò che interessa una nicchia ristretta di appassionati, dal cinefumetto alle serie tv.

In ogni puntata viene proposto un argomento centrale che viene poi “snocciolato” alla presenza e con l’aiuto di vari ospiti, quasi tutti appartenenti all’ambito di YouTube e qualche volta coinvolti anche professionalmente nell’ambiente che genera il prodotto analizzato o che costituisce il nucleo centrale della puntata.

OPINIONI
Vorrei iniziare questa parte chiarendo meglio il concetto appena esposto: gli ospiti presenti nelle varie puntate di Facce di Nerd sono, prima di tutto youtubers, ma, a volte, hanno a che fare anche professionalmente con gli ambiti trattati, quindi possono portare il loro punto di vista “professionale” in questa rubrica, ad esempio uno degli “ospiti fissi” lavora, a quanto ho capito, nell’ambito fumettistico, quindi, se si parla di questo argomento, potrà fornire il suo punto di vista da “addetto ai lavori”.

Io, personalmente, non me ne perdo mai una puntata, ma, in caso dovesse capitare, so di poterla recuperare direttamente, dato che i video, dopo la puntata, rimangono a disposizione sul canale YouTube del “conduttore”.

TECNICAMENTE
Trattandosi di una rubrica trasmessa in live è normale che, di tanto in tanto, si verifichino dei “problemi tecnici”, che vengono prontamente risolti, senza lasciare troppi “tempi morti”: se uno degli ospiti è costretto a scollegarsi si prosegue con l’argomento successivo, per poi riprendere quando l’assente si ricollega di nuovo.

CONCLUSIONI
Una trasmissione molto ben fatta, seppure con alcuni difetti tecnici. Estremamente “settoriale”, quindi, se non siete amanti di fumetti e cinema di un certo tipo, vi consiglio di lasciar perdere.


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THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW RECENSIONE

Posted on 02 Ott 2017 in Cultura, Televisione

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INTRODUZIONE
Esistono opere, in quasi tutti i campi dell’intrattenimento, che, per quanto iconiche o ritenute universalmente grandi capolavori del genere, spesso non vengono “considerate”

Questo può essere dovuto anche alla relativa difficoltà di recupero e visione/lettura.

Fortunatamente, in molti casi, le moderne tecnologie ci vengono in aiuto, permettendoci, così, di recuperare questi piccoli “gioielli”, esattamente come avviene in questo caso.

STORIA 

The Rocky Horror Picture Show è un film musicale del 1975 che racconta una storia molto particolare: al matrimonio di un’amica la giovane Jennifer riceve la proposta di matrimonio dell’amico Brad e i due decidono di approfittare dell’occasione per celebrare immediatamente la loro unione.

Durante la partenza per la luna di miele la macchina della coppia si ferma nei pressi di una foresta e i due decidono di chiedere ospitalità in un vecchio castello poco distante, dal momento che, nel frattempo, è scoppiato un temporale.

All’interno i due faranno la conoscenza di uno stranissimo gruppo di personaggi, proveniente, nientemeno che dalla Transilvania.

OPINIONI

Non avevo mai visto The Rocky Horror Picture Show, non amo molto il genere, ma questo film musicale mi ha incuriosito molto, è conosciutissimo e molto controverso, perché presenta temi molto particolari per l’epoca, come la sessualità in tutte le sue forme.

Sono abbastanza convinto che, già per questo motivo, ai suoi tempi, sia risultato leggermente “scandaloso” e “scomodo”, più di quanto non lo possa apparire adesso, inoltre, in questo caso, si può dire che abbiamo a che fare con il primo esempio di “uomo-oggetto”, Rocky, una sorta di “bambolotto” in carne ed ossa, creato in laboratorio esclusivamente come “giocattolino” e questo rappresenta un forte elemento di critica sociale, in un serto senso.

TECNICAMENTE

Essendo un film musicale la parte “teatrale” è molto importante e preponderante rispetto al resto: la messa in scena è molto ben realizzata e le canzoni, che sono, logicamente, la parte più importante, danno quel tocco di follia che rende quest’opera così particolare.

CONCLUSIONI

Provocatorio e sensuale, ma molto divertente e non volgare, almeno non per il gusto odierno, abituato a cose ben più esplicite e “pesanti”.

Se però siete eccessivamente moralisti o “bacchettoni” questo non è il prodotto adatto a voi, dato che certi temi potrebbero urtare la vostra sensibilità.

 


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UN NUOVO HARRY POTTER!

Posted on 10 Feb 2017 in Cultura, Letteratura

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Certe volte, quando una saga termina, ci si sente “orfani” e si farebbe qualunque cosa per poter rivivere ancora una volta le atmosfere e rivedere o rileggere nuove avventure di personaggi che abbiamo imparato a conoscere ed amare.

Alcuni autori, allora, decidono di accontentare i fan, regalando loro nuovi capitoli di tali saghe, a volte con formule molto particolari.

Recentemente è scoppiato uno di questi casi, relativo al “nuovo capitolo” della saga di Harry Potter, Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, scritto da due sceneggiatori teatrali, ma approvato da J.K.Rowling, autrice della saga principale. Senza voler rivelare nulla della trama, per non spoilerarla a chi volesse leggere l’opera in questione, posso solo dire che, nonostante sia stato confermato che si tratta di un’opera “canonica”, ovvero inserita a pieno titolo nell’universo della saga principale, non si tratta di un romanzo della saga, ma della sceneggiatura dello spettacolo teatraale.

La prima domanda che viene in mente, almeno a me, è: perché pubblicare una sceneggiatura?

Generalmente, quando si scrive un copione teatrale, questo non viene mai reso pubblico, ma è utilizzato esclusivamente per la messa in scena dello spettacolo in questione!

Ammetto che, se si facesse parte o si fondasse una compagnia teatrale, decidendo di portare in scena Harry Potter e la Maledizione dell’Erede questa operazione si rivelerebbe utile e giustificata, ma esclusivamente in quel caso!

Inoltre la trama dell’opera si fonda su un pretesto assurdo: un personaggio chiede ad Harry di recuperare un certo manufatto, che non dovrebbe più esistere, e di utilizzarlo per riportare in vita il figlio, Harry si rifiuta, ma suo figlio, Albus Severus non si sa perché, decide di provare a cimentarsi in questa missione.

Perché mai un ragazzo dovrebbe accettare di recuperare un manufatto per riportare in vita una persona che neanche conosce? Ovviamente, come si dice in questi casi, se a qualcuno è piaciuta l’opera non sta a me giudicare, non sentitevi offesi, semplicemente, ascoltando alcuni pareri su Internet, mi sono reso conto che, effettivamente quest’opera non ha molto senso di esistere.


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TRE SEGUITI NON NECESSARI

Posted on 08 Feb 2017 in Cinema, Cultura

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Recentemente il mercato cinematografico è stato invaso da una marea di sequel, remake, ovvero rifacimenti di film celebri e reboot, ossia riprese di saghe storiche, talvolta fuori tempo massimo.

Una cosa che, però, forse, non tutti sanno è che una di queste tendenze, quella dei sequel, era iniziata già molto tempo fa.

Mi riferisco, in particolare, a tre sequel targati Disney che, nelle intenzioni degli autori, servivano quasi sicuramente a completare determinate serie, fornendo un quadro più completo di determinati personaggi e che in un solo caso assolvono veramente tale compito.

Il primo di questi esempi è Il Re Leone 3-Hakuna Matata, ultimo capitolo di una trilogia iniziata nel 1994 con Il Re Leone e proseguita nel 1998 con il secondo capitolo, Il Re Leone 2-Il Regno di Simba.

Nel terzo film possiamo assistere ad una riproposizione delle vicende del primo dal punto di vista di Timon e Pumbaa, due personaggi secondari che entreranno in scena a metà circa di Il Re òeone.

Spostandoci più indietro nel tempo troviamo i seguiti di Cenerentola e di La Sirenetta.

Il primo dei due chiude un ciclo iniziato con il film uscito per la prima volta nelle sale cinematografiche negli anni Cinquanta ed utilizza l’ormai abusato espediente del viaggio nel tempo per mostrarci Genoveffa e Anastasia che, dopo aver rubato la bacchetta della fata Smemorina la utilizzano per tentare di impedire l’incontro tra Cenerentola e il Principe.

Se vogliamo trovare una chiusura di trilogia veramente utile e degna di nota, però, dobbiamo arrivare al 2008, anno di uscita di La Sirenetta 3-Quando tutto ebbe inizio, in quanto è in tale film che possiamo scoprire cosa accadde veramente alla madre di Ariel e di conseguenza le ragioni del forte odio di Re Tritone nei confronti degli umani.

Come potete vedere, insomma, le uniche pratiche veramente nuove in ambito cinematografico sono solo due, il remake e il reboot, anche se, in qualche caso c’è da chiedersi se questi seguiti fossero veramente necessari.


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